Perché a Venezia?

Venezia, il cui paesaggio urbano risale al XVI secolo, ospita nella città "storica" 60.000 residenti e  accoglie ogni anno 20 milioni di visitatori. Secondo le stime più recenti è previsto un incremento esponeniziale con 65 milioni di visitatori nel 2025.

Venezia è una città in pericolo: il rischio è quello che si trasformi in una sorta di museo vissuto solo come memoria storica o, nel peggiore dei casi, come un parco a tema.

La dimensione “cultura” di un insieme socio-economico e socio-antropico così complesso, variegato, e ricco come quello di Venezia non può ridursi al solo aspetto storico-monumentale-turistico.

Perché se è vero che la dimensione culturale della città si articola anche nel suo fondamentale patrimonio artistico-architettonico, è anche vero che non possono venire  ignorati il sistema educativo nel mondo della produzione culturale - nel suo micro e macrocosmo -, nell’ampio mondo della produzione di supporto alla produzione culturale, nonché nelle attività marinare legate all'ambiente lagunare, in quelle artigianali e nella sua storia industriale.

Una concezione puramente conservativa o banalmente turistica della cultura (Venezia come “vetrina”) non è in grado di comprendere il valore essenziale del termine Cultura di Venezia in relazione ai suoi produttori e ai suoi fruitori nella lunga catena (o “filiere”) che li collegano.

La Convenzione di Faro, che sottolinea l’importanza  del “Diritto al Patrimonio Culturale”, può offrire un sostegno fondamentale per meglio  interpretare, utilizzare, conservare e rilanciare il senso della dimensione culturale di Venezia, sia in  relazione ai propri cittadini - la “comunità patrimoniale”- che in relazione al mondo più largo, al mondo tutto, che  entra in contatto con questa comunità.

La convenzione é in corso di ratificazione. A tutt'oggi nove paesi l’hanno approvata.

Come far sì che venga applicata anche qui senza attendere diversi, troppi anni? Come applicarla sul campo a Venezia?